Maturità: la prova orale e il dilemma della tesina

Il camion diretto verso la maxi-interrogazione finale ha una bella fetta di carico di ormone dello stress destinato alla tesina, ma questa può rappresentare una grande opportunità per acquisire fiducia nei propri mezzi e impressionare la Commissione.

Nella vasta abbuffata telematica che precede gli esami di 5a superiore, niente solletica l’intimorita curiosità del maturando e intasa la barra di ricerca di Google quanto la mitica tesina. Stando alla definizione offerta dal MIUR, essa è «un argomento o la presentazione di esperienze di ricerca e di progetto, anche in forma multimediale, scelti dal candidato. Rientra tra le esperienze di ricerca e di progetto la presentazione da parte dei candidati di lavori preparati, durante l’anno scolastico, con l’ausilio degli insegnanti della classe». Questa definizione, insieme completa e lacunosa, permette due tipi di elaborato: la tesina vera e propria e il progetto.
Il Progetto è l’argomento a scelta da portato dal candidato con una modalità più “flessibile” di esposizione e di contenuto. Gli studenti che optano per questa soluzione propendono per un argomento preso dal programma dell’ultimo anno da cui estrapolare i singoli aspetti disciplinari coinvolti. Un esempio: a partire dalla corrente filosofica del Positivismo si può analizzare il contesto storico del 1800, l’influenza nella letteratura coi romanzi scientifici di Jules Verne (scrittura sperimentata anche da Doyle e Dickens), la produzione artistica del periodo ecc. Il supporto “fisico” del progetto può essere anche una semplice mappa concettuale, o un elaborato PowerPoint; non richiede una struttura rigorosa di nessi con l’argomento centrale, basta che si presti a creare collegamenti non troppo forzati. Col progetto, è contemplato presentarsi a mani vuote, ma non è una cosa saggia né produttiva: sia perché sarà più difficile impedire che il filo del discorso vi si aggrovigli, sia perché rischierete di indisporre i membri della commissione nei vostri confronti.
La Tesina, invece, si avvicina di più a quella che è la prova finale di laurea, di cui è la sorellina minore: una ricerca, cioè, con le caratteristiche di saggio argomentativo – avente le sue forme di stile e linguaggio – che sarà prettamente “compilativa” (quindi senza ricerca “sul campo”, che è roba da livello avanzato). Il maturando, scelto il tema centrale, consulterà la letteratura principale avente lo stesso soggetto (o un suo sottotema) per riscrivere dalle conoscenze così apprese – in qualità di “esperto” – un prodotto sintetico e originale. In questo modo la commissione valuterà la vostra capacità di documentazione, di essenzialità senza perdita di contenuto, di fare riferimenti al programma e del grado di maestria ed esposizione di qualcosa nuovo anche per loro. Sarà la più elevata dimostrazione didattica che potrete offrire, assieme rigorosa e creativa. Sarebbe un peccato sciupare  l’occasione.

PROGETTARE LA TESINA: I PASSI
Indipendentemente dal tipo di elaborato che porterete avanti, la prassi è unica e universale. Prima di tutto occorre stabilire una tabella di marcia. Considerando il normale carico scolastico, è comunque buona cosa cominciare il prima possibile e darvi un calendario, nel quale assegnare un tempo a ciascuna delle fasi che elenchiamo:

  • identificazione dell’argomento/Progetto;
  • ricerca e lettura;
  • scrittura;
  • verifica con editing definitivo;
  • prova presentazione (con riassuntino facoltativo).

 

La prima, anche se non vi richiede di fare nulla, è già una bella nuotata tra gli scogli con tanto di sirene ammaliatrici. Potreste aggirarvi tra troppe intuizioni promettenti, esaltarvi per qualcuna grandiosa per poi disperarvi intuendone la difficoltà irrealizzabile. È fondamentale consultarsi con qualcuno, di cui i più indicati sono i Professori: essendo abituati ogni anno a gestire classi dirette al sacro macello dell’esame di stato, conoscono le insidie e le insicurezze più comuni meglio degli studenti stessi. Il consiglio più comune sarà di circoscrivere e ridimensionare l’argomento, rivolto a coloro che sognano di realizzare il più Grande Trattato Universale di tutti i tempi. Dal confronto potreste trarre utili indicazioni sulle proprie preferenze senza però eccedere nel presentare tesi grottesce sulla saga giovanile/fantasy/vampiresca del momento (vi sorprenderete di quanti – o quante! – hanno tirato in mezzo la Meyer e Twilight). Inoltre vi potranno suggerire libri o altro materiale. Infine, se avete avuto qualche esperienza di rilievo (volontariato/lavoro/viaggio di studio all’estero), è più che giusto prenderla in considerazione scegliendo un tema affine, oppure costruendocelo intorno.

Detto questo bisogna partire e cercare i libri giusti da leggere. Ma non solo libri! Anche articoli di quotidiani, riviste, periodici, nonché le vere e proprie pubblicazioni scientifiche: biblioteche ed emeroteche diverranno per voi luoghi familiari. I libri di testo spesso possiedono una bibliografia che raccomandano per l’approfondimento. Sul versante telematico è inutile citare Wikipedia (es. nella versione italiana, gli articoli di storia militare sono completissimi e ben documentati), ma anche il sito della Treccani è ottimo, meno soggetto a scivolamenti di stile anche se meno completo sul versante “pop” e le voci recenti. Google inoltre ha un portale dedicato alla ricerca degli articoli scientifici chiamato Google Scholar, mentre è famosissimo tra gli adetti ai lavori quello sulla ricerca bio-medica PubMed.
Una volta trovato e consultato il materiale, è giusto segnarvi le parti più importanti su un foglio a parte. Scrivete non solo i riferimenti alla libro e alla pagina, ma anche un breve commento o un annotazione volto a connotarne l’importanza. Inoltre, grazie agli attuali sistemi di cattura di immagine e alle ubiquitarie fotocamere, non lesinate gli scatti e gli screenshot: più avanti li convertirete in immagini e tabelle con cui arricchire il foglio.
Importante: citate sempre le vostre fonti! «Se rubi a un autore è plagio; se rubi a molti è ricerca» diceva Tarantino riprendendo la massima di Bloch. Per rendere sistematico il vostro furto, usate un unico sistema di citazione per tutto il testo. Per citare la bibliografia alcuni usano le note a piè di pagina o a fine capitolo; altamente sconsigliate perché causano un urto nel lettore, che deve scegliere se interrompersi per andarle a cercare. Un metodo più scorrevole è la citazione americana, col nome dell’autore/i tra parentesi quadra e l’anno della pubblicazione (es. [Caiosempronio, 2018]) che nel frattempo avrete inserito nell’appendice dedicata alla bibliografia. Lì, la citazione completa farà più bella figura se disposta con un ordine standardizzato che facilita lo scorrimento visivo. Quello consigliato è il sistema APA, alfabetico per autore e poi per anno (vedi l’immagine estratta da Google Scholar).

Tralasciando la stesura per il momento; sottolineiamo l’importanza dell’editing e della rilettura. Non si svolge solo un favore all’ortografia, ma correggono i refusi e le frasi ridondanti trasmetterete un senso di cura e pulizia che vi faranno apprezzare ancora di più dalla commissione.
Va detto che tutto ciò che scriverete non verrà mai esposto al 100%. A lavoro compiuto, ripetere le parti salienti con l’ausilio di un riassuntino vi preparerà al meglio. Ricordatevi di segnare anche quelle che secondo voi potrebbero essere i punti più facilmente soggetti a inquisizione. Infine, la preparazione di una mappa concettuale, uno schemino o un riassunto da portarvi all’esame e da condividere coi docenti – nell’agitazione – vi aiuterà a tenere il segno senza saltare passaggi importanti. Se farete un PowerPoint vi verrà comunque automatico seguire l’ordine delle slides.

SCRIVERE LA TESINA: PROPOSTE DI FORMATO, STRUTTURA E STILE

La stesura – fase lunga e delicata – richiede delle considerazioni a sé. Anzitutto quanto bisogna scrivere? Dipende. Considerato l’uso che ne farete voi e i membri della commissione, un malloppo di 60 pagine sarebbe controproducente. Diversi siti vi proporranno una lunghezza ottimale, qui vi consigliamo di non pensarci troppo: scrivete il necessario, secondo le vostre inclinazioni.
Dal punto di vista della formattazione Word; il carattere a grandezza 12, un sobrio Times New Roman, l’interlinea a 1.5 e l’allineamento giustificato per il corpo del testo sono configurazioni ideali per trasmettere un senso di austera compostezza e competenza. Non è uno stile prescritto: si può benissimo usare Arial con un leggermente carattere ingrandito; soltanto vi raccomandiamo non rovinarvi la reputazione adottando caratteri illeggibili o farfalloneschi. Anche l’uso del carattere colorato o evidenziato è da escludere; riservatelo alla presentazione Ppoint o alla mappa concettuale riassuntiva per il giorno dell’orale. Il grassetto e il corsivo inglese saranno più che sufficienti: il primo avrà il compito di evidenziare le parole chiave, il secondo è accoppiato assieme alle virgolette “per l’estratto” o «per il discorso diretto» quando vengono riportate frasi intere, o per le parole in lingua straniera che non sono di common use in italiano. Anche il sottolineato – che fa le stesse cose del grassetto – è un ospite imbucato e sgradito: la tesina è un party esclusivo!
La struttura della tesina deve essere completa di indice, introduzione, capitoli, conclusione, e la bibliografia di cui abbiamo già parlato. Utile, ma facoltativa, è l’aggiunta di un glossario per la terminologia specifica. Per cominciare a scrivere si parte dai singoli capitoli. L’introduzione altro non è che la sintesi e un riassunto “anticipatorio” della tesina stessa dove l’oggetto di studio viene sommariamente definito e presentato. L’introduzione va scritta per ultima (!), una volta che il lavoro ha raggiunto la sua solida identità argomentativa. In essa può essere aggiunta una piccola premessa “storica” qualora non le si voglia dedicare un capitolo; e – questo va fatto! – lo studente vi motiverà la scelta dell’argomento. I capitoli titolati– che sarà da dove comincerete a scrivere – vi serviranno per cominciare a ingranare. Alcuni di essi vi serviranno da ponte diretto verso alcune materie (es. “Napoleone Bonaparte nell’arte, nella cultura e nell’immaginario popolare”), ma nel primo capitolo bisogna trattare l’argomento come oggetto “puro” della trattazione, solo successivamente si creerà il pretesto per declinarlo ad altre analisi. La conclusione permette di tirare le somme, tornando sulle intenzioni dello studente («ho scelto questo argomento perché…») già accennate nell’introduzione e di accennare previsioni per l’evoluzione e lo sviluppo dell’argomento. La conclusione è anche il terreno per le critiche principali e i dibattiti che l’argomento ha suscitato/può suscitare/sta suscitando e sul quale lo studente non può non essere preparato perché spesso proprio su questo vengono fatte le domande dalla commissione.
Nella tesina, il linguaggio deve essere asciutto, semplice, formale. Da parte vostra vanno accuratamente evitati i gergalismi e le volgarità, come anche le battute e ammiccamenti espliciti o impliciti ai professori o ai compagni. I commenti di colore e i giudizi di valore personali sono da limitare il più possibile e sono ammessi solo nella giusta sede – introduzione e conclusione – perché essi posso prestarsi alla polemica e interferiscono con la principale funzione della tesi, cioè argomentare. Da evitare sono anche le considerazioni di senso comune, a volte dei veri e propri stereotipi: tutto ciò che è luogo comune non va detto!

BONUS – ARGOMENTI “HYPE” E NON: QUALI EVITARE

Montanelli, che era un conservatore, ironizzò sulla verve rivoluzionaria studentesca quando nel ‘78 sugli annunci del Lotta Continua apparve un annuncio richiedente di comprare «…una tesi di laurea, anche già presentata, purché tratti un argomento attinente all’Inghilterra, o alla lingua, storia, letteratura inglese. Meglio se con una impostazione femminista».
Molte pagine spendono e si sperticano a consigliare l’argomento “perfetto” per una tesi da 100 e lode. Al di là che la tesina ricopre solo una parte del voto in centesimi, ogni traccia, trattata con sufficiente rigore e perizia, è buona. Pertanto, riteniamo che ogni studente debba scegliersela da sé. Anche se certi ambiti è meglio evitarli: i docenti sono persone e come tutte le persone sono soggetti a debolezze e tendono a dividersi su ciò che è controverso. Tesine aventi come oggetto la politica e la storia recente rientrano nei temi “scottanti” che – malgrado l’interesse e la passione – è meglio tralasciare a favore di qualcosa di più innocuo.
Allo stesso modo, ciò che è stato da troppo poco tempo messo alla ribalta – e con pochi libri a riguardo – vi consegna nella mani di poche fonti pioniere che non è detto abbiano ottenuto un buon livello di consensi nella comunità accademica oppure che posseggano solo risultati parziali in attesa di fare ulteriore ricerca. Temi come la crescita dell’influenza dei social networks, l’influenza geopolitica dell’America di Donald Trump, gli effetti della Brexit potrebbero essere troppo prematuri. È solo una tesina! Evitate anche temi troppo complessi e difficili, che richiederebbero una documentazione sproporzionata all’utilizzo che dovete farne. Andate sul sicuro, invece! Se non volete abusare di cose che ritenete troppo banali, basta che usciate anche solo dagli schemi “nazionali” per trovare qualcosa di buono. Esempi? Pescare dalla letteratura americana autori non classici, ma di culto e spessore come David Foster Wallace e don De Lillo… Spulciando tra gli i premi Nobel dei vari anni, come quello in medicina del 12 per Shin’ya Yamanaka e la creazione cellule staminali pluripotente indotte e ha permesso di superare il dilemma etico per l’utilizzo degli embrioni… Uscendo dal mainstream ministeriale è un immenso parco giochi, resta da trovare l’attrazione giusta, il vostro Blue Tornado. Gli spunti non vi mancheranno di certo, siate saggi e divertitevi!

In bocca al lupo!

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