10 motivi per cui parlare bene è molto importante

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Fateci caso, la gente parla sempre più spesso allo stesso modo. Il registro si sta omogeneizzando per qualunque tipo di situazione, sia che ci si rivolga a papa Francesco sia che ci si rivolga al compagno di banco. Lo dico per sociologia spicciola personale: a 30 anni suonati, sento amici parlare come se ne avessero quindici di meno. E sarà anche perché la spontaneità e la libertà di esprimere se stessi – di per sé, valori molto importanti! – hanno sorpassato da destra cose rigide e antipatiche come la formalità e il rispetto per le etichette; però questo non mi toglie la sensazione che abbiamo perso dei pezzi per strada: il rispetto dei ruoli e la semplice cortesia verso gli altri, sconosciuti ispecie. E queste due cose, ahimè, si ottengono con un parlato depurato e assertivo, privo di riferimenti graffianti e aggressivi, fatto di ascolto e pazienza: spuntato per non ferire l’altrui sensibilità; pulito e conciso coi vocaboli – magari inusuali –, ma che permette di non girare intorno alle parole e descrivere (e comprendere) qualcosa con la massima efficienza temporale. Ad esempio, tempo fa, una mia compagna di corso si era definita “paturniosa”. Oltre a essere raro che una ragazza rinunci alla ghiotta occasione di lanciarsi in un articolato monologo sulla propria instabilità emotiva, lei ha definito un macroscopico aspetto della sua personalità con una parola soltanto.
Detto questo, sono certo che i più storcerebbero comunque il naso. Perché oramai il luogo comune accredita il parlar bene col tono forbito ricco di fronzoli, professorale, dai termini oscuri e ricercati, proprio dei discorsi lunghi e noiosi. Nemmeno questo è parlare bene. Anzi, questa è la degenerazione più frequente di chi non è abituato a cambiare il proprio stile comunicativo. Senza idee, quando viene richiesto di parlare in maniera diversa ci si aggrappa all’unico linguaggio formale che si conosce, quello burocratico. Ne abbondiamo: circolari d’istituto, moduli d’iscrizione, tasse e bollette… Per questo, quando ci si imbatte, si dilata lo spazio-tempo con termini inascoltabili come gli “assolutamente sì/no”, gli orribili sostantivi col suffisso in “-ismo”, centinaia di avverbi che finiscono in “-mente” e i “che” “cioè” “perciò” “praticamente” “in sostanza” sparati a raffica, crivellando la speranza di capirci qualcosa.
Per concludere, ammetto la pretenziosità del post: è giusto che ognuno possa esprimersi come vuole. Piuttosto, il messaggio da far passare è che le nostre scelte comunicative hanno un impatto e il giudizio delle persone cambia di conseguenza a queste. Ampliare il proprio bagaglio verbale è un modo per adeguarsi alle situazioni, come se si disponesse di una cassetta degli attrezzi più fornita e versatile; anche per quelli che di loro userebbero solo chiodi e martello.

Ecco a voi la classifica atta a riscoprire il fascino della lingua di Petrarca e Boccaccio. Perché parlare bene?

  • È DA VERI ALTERNATIVI Rinunceresti davvero a un modo per distinguersi con stile dalla massa?
  • È SEXY, È SWAG La capacità di parlare un italiano perfetto, ricco, oligominerale, attira.
  • È UTILE PER FARSI CAPIRE Sarai capito perché puoi e perché lo vuoi.
  • È UTILE PER CAPIRE GLI ALTRI Se proprio devi, hai qualche strumento in più.
  • PUÒ DARTI DA LAVORARE Ancora oggi, per fortuna, c’è gente pudica che assume qualcuno più capace affinché parli/scriva al posto loro.
  • TI PERMETTE DI TACERE PIÙ A LUNGO Puoi dedicare più tempo a te stesso facendo fare altre cose alla bocca tipo bere, limonare o mangiare.
  • HAI IL MAGNANIMO POTERE DI SOPRASSEDERE GLI ERRORI GRAMMATICALI ALTRUI Oppure puoi sputtanarlo manco fossi Dante Alighieri in persona.
  • PUOI ESSERE PIÙ SIMPATICO Altrimenti riusciresti ad accontentarti solo della comicità involontaria di Luca Giurato?
  • È SINTOMO DI INTELLIGENZA Anche a costo di sembrare stupidi.
  • NON FARETE FIGURACCE NEL CASO VENISTE INTERVISTATI DAL TELEGIORNALE Manzoni è con l’uomo della strada.

Se invece desiderate un modo per migliorare davvero l’eloquio, consiglio un libro di dizione, per dare anche un impostazione corretta di pronuncia e di controllo della voce. Ricordando che conoscenza orale e scritta vanno di pari passo, vi suggerisco anche le Lezioni semiserie di Beppe Severgnini. Per qualcosa di sintetico, invece bastano le 40 regole di Umberto Eco.

 

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